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Latteria di San Giorgio

LA LATTERIA TURNARIA DI SAN GIORGIO

 

La latteria turnaria di San Giorgio nasce nel 1928, mentre risale al 1936 la regolarizzazione della stessa con le tenuta dei libri contabili. Gli abitanti, che da tempo erano alla ricerca di un locale idoneo ove confluire il proprio latte, riescono nell’intento in tale anno, trovando la disponibilità del Comune che dà loro in affitto i locali precedentemente adibiti a Caserma della Guardia di Finanza.

In questo luogo, adattato per il fine specifico, si svolge l’attività di raccolta e trasformazione del latte fino al 1943 quando viene sospesa a causa della guerra. L’acquisto dell’edificio da parte di Giovanni Barbarino costringe i soci a trovare altri locali e nel 1946 questi vengono individuati nella casa identificata nei soprannomi Folenkawa-Rinina. Tale sito viene utilizzato fino alla costruzione della nuova latteria, realizzata nel 1950 in un prativo messo a disposizione da Odorico Zanetti, migliorata nel 1965, che oggi ospita la sede museale.

L’attività viene sospesa il 6 maggio 1976 a causa degli eventi sismici che colpiscono la Val Resia e parte del Friuli e riprende nel marzo del 1977.

Il 9 giugno 1980, dopo 52 anni di attività, l’allora presidente della latteria Guido Micelli , in accordo con i soci, decide la chiusura del caseificio per scarsità di latte conferito.

Nel 2001 i soci e gli eredi donano al Comune di Resia il fabbricato a fronte dell’impegno di ristrutturarlo e di destinare la parte esterna allo svago dei bambini.

Orari e giornate di apertura:

La Latteria turnaria di S.Giorgio sarà aperta, per il mese di agosto 2015, tutti i giorni, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 14 alle ore 17.

Affresco a Stolvizza

Il settecentesco affresco raffigurante la Crocifissione, recante la data del 1772, è localizzato sul fianco di un antico edificio a Stolvizza di Resia. La casa in questione è conosciuta come casa Lettig, dal nome dei proprietari a cui ancora oggi appartiene.

Realizzata nella seconda metà del Settecento, è stata restaurata dopo gli eventi sismici del 1976, il porticato ricoperto da volte a vela, gli archi ribassati, la bifora centrale ripropongono il modello carnico-friulano.

Museo dell’ Arrotino

La Storia dell’ Arrotino

Per la particolare posizione geografica la popolazione della Val Resia ha dovuto, nei secoli passati, escogitare in continuazione lavori che permettessero agli abitanti di sopravvivere in una valle isolata, con un solo accesso a volte impraticabile a causa di piogge o neve, tanto da dovere spesso sopportare lunghi periodi di isolamento. Una condizione di scarse opportunità lavorative che ha portato nel tempo a ricercare lavoro l di fuori della Valle. Una delle prime forme di migrazione a carattere temporaneo è stato quello dei merciai ambulanti che costituiva l’apparato distributivo del mercato di oggetti casalinghi o prodotti agricoli nei Paesi d’Oltralpe. Nel 1700 predominavano i venditori ambulanti di pignatte, seguiti da quelli di frutta e verdura e, accanto a questi, si inserivano piccoli artigiani: mastellai, tessitori, follatori, sarti e vetrai che fabbricavano e vendevano prodotti locali quali: cucchiai in legno, pantofole di stoffa, zoccoli, contenitori, stoffe ecc.

 

Questo tipo di emigrazione, praticato soprattutto d’inverno, rappresentava, per Resia, una vera e propria economia. Ma è verso la fine del 1700 che, a seguito della costruzione delle grandi infrastrutture in Europa quali strade, ponti, ferrovie e lavori edili in genere, che anche i Resiani imparano altri mestieri: muratori, scalpellini, manovali, minatori, carpentieri, fornaciai, taglialegna, bandai, stagnini, ombrellai e arrotini. Quest’ultimo mestiere richiedeva acuto ingegno, provata esperienza, elevato spirito di adattamento e molto molto impegno, tutte doti che non facevano certo difetto alla laboriosa popolazione della Val Resia. Il mestiere dell’arrotino è stato tramandato di padre in figlio fino ai giorni nostri. I figli, appena in età, venivano portati appresso dal genitore, qualcuno non riusciva nemmeno a terminare il ciclo scolastico, le necessità in famiglia erano infatti talmente tante che bisognava sfruttare le occasioni fino in fondo, e, pertanto, molti di questi ragazzi crescevano senza istruzione. Girovagando per i Paesi, di piazza in piazza, l’arrotino fu conosciuto, stimato, rispettato e anche atteso, perché arrivava di sicuro. Il suo itinerare programmato lo riportava sul “suo” territorio dove, con il classico grido di: “Arrotinoooooo!!!!! richiamava attorno a sé ed alla sua sorprendente attrezzatura nugoli di bambini curiosi di vederlo all’opera. Ecco allora la mola che gira, ora veloce, ora lenta, con alcune gocce d’acqua che cadono regolari da un barattolo fornito di un piccolo rubinetto, mentre le lame dei coltelli e delle forbici ridiventavano lucide e taglienti non senza avere prima dato spettacolo con luminose e colorate scintille. I primi arrotini portavano sulle spalle una pesante attrezzatura; in seguito trascinavano il materiale su un carretto per strade sterrate e polverose. In seguito questi sorprendenti artigiani hanno saputo adeguarsi ai tempi; dal trasporto a spalla si è passati a quello della spinta su ruote. Nel 1929 l’arrotino ha “scoperto” la bicicletta che per molto tempo è stata fedele compagna di questi giramondo. Successivamente la ruota è stata trasportata sui sedili di “vespe” e di “lambrette” o di altri motorini ed anche su motofurgoncini dove la mola girava per mezzo dello stesso motore. Ai giorni nostri l’attrezzatura è sistemata nel bagaglio delle moderne autovetture e la mola è fatta girare da una potente batteria. Stolvizza è il paese dal quale è cominciato il mestiere dell’arrotino ed è il paese che darà il maggior numero di praticanti rispetto a tutti gli altri paesi della Valle. Questi artigiani, hanno girato, oltre che l’intera Italia, tutta l’Europa. Nei tempi passati gli arrotini si sono spinti verso località lontane dell’Europa e anche oltre: Grecia, ex Jugoslavia, Albania, Turchia, Siria, Egitto e qualcuno afferma che esistono documenti fotografici di arrotini in Israele in Terra Santa sul Golgota. In Ungheria, a Sopron un arrotino resiano diventò l’uomo di fiducia dell’arciduca Francesco Ferdinando.  Tra le due guerre mondiali, alcuni resiani avevano una bottega anche in Libia; ma molte sono le storie di arrotini che hanno avuto fortuna nel mondo. Un mestiere che richiedeva tanti sacrifici, mesi di assenza da casa senza magari essere riconosciuti, al ritorno, dal figlio che intanto era nato e cresciuto. Gli arrotini che ancora vediamo girare per il Friuli e in tante altre regioni italiane sono quasi tutti originari di Stolvizza. Oggi purtroppo, la crisi dell’artigianato in genere riconducibile a molteplici negative circostanze, ha di molto fatto diminuire il numero di stolvizzani impegnati in questo mestiere ambulante. Ma non pochi proseguono ancora questa avventura lavorativa con mezzi adeguati, in linea con i tempi, ma con la stessa professionalità, serietà ed onestà. Una continuità che ci aiuta a tramandare il ricordo di questa figura caratteristica di arrotino che in sella alla sua bicicletta visitava con cronometrica puntualità le nostre case, un’immagine di forte intensità che rimarrà per sempre nella storia e nel cuore di tutti noi.

La nascita del Museo

“Rivive la memoria storica di un umile mestiere” è quanto scritto all’ingresso del Museo dell’arrotino inaugurato l’8 agosto 1999. Nato come mostra, la struttura si è via via arricchita di numerosi reperti, vecchi macchinari, biciclette e tante e tante foto storiche, un patrimonio destinato a perdersi nelle polverose soffitte delle case stolvizzane, recuperate e riportate in bella mostra in questa importante realtà museale della Val Resia. E’ prossima una nuova sede per questo museo, un nuovo contenitore che potrà far ancora più risaltare quanto esposto; un materiale che rappresenta più che mai la cultura, la storia, la vita della gente di Stolvizza e di tutta la Valle.

Nascita del Monumento

Il girovagare nel corso dei secoli dei tanti arrotini resiani alla ricerca di lavoro, i loro sacrifici consumati per soddisfare le necessità delle proprie famiglie, la grande tradizione che ha portato generazioni e generazioni ad intraprendere questa attività, ha permeato e coinvolto tutti gli abitanti della Valle che, per questa arte manuale hanno avuto, da sempre, un grande affetto. Questo intenso movimento ha portato alla costruzione, a Stolvizza, di un monumento dedicato a questo mestiere. L’opera vuol rappresenta un omaggio ai tanti arrotini scomparsi veri padri di questa attività, confermare l’attuale importanza dell’attività per tanti artigiani della Valle e dare un forte messaggio alle giovani e future generazioni per far conoscere l’importanza che ha avuto per tutti questo antico lavoro. Dal 8 agosto 1998 il monumento all’arrotino, un grosso masso che rappresenta il Monte Canin con su incastonato un pregiato bassorilievo in metallo raffigurante un arrotino in bicicletta, fa bella mostra all’ingresso del Paese di Stolvizza nella piazza che, per questo, oggi viene chiamata Piazza dell’Arrottino.

Monumento dell’Arrotino

Quest’opera imperituro ricordo degli arrotini della Val Resia.
Lor partivan per le strade del mondo impregnandole di fatica e di sudore.
Non tutti tornarono
La Valle con riconoscenza

TE ROSAJANSKE BRUSER

Stolvizza di Resia 8-8-98

Orari e giornate di apertura:

Il Museo degli Arrotini è aperto da martedì alla domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 13.00 alle 15.30.  Chiuso Lunedì

Per maggiori informazioni: www.arrotinivalresia.it – info@arrotinivalresia.it

Val Resia

Il Comune di Resia, che comprende la Val Resia e la Valle di Uccea, si trova nella parte nord orientale del Friuli Venezia Giulia. A est confina con la Repubblica di Slovenia, a nord con il Comune di Chiusaforte, a ovest con i Comuni di Resiutta e Venzone e a sud con il Comune di Lusevera. Non dista molto dai principali centri, da Udine solo 53 km. La Val Resia è la valle principale con una lunghezza pari a 21 km ed una larghezza fino a 3 km; mentre la valle di Uccea, che si trova parallelamente a sud, è più corta e più stretta ma non per questo meno affascinante. Le cime più alteScoiattolo1 che la circondano si trovano nel gruppo del Monte Canin a est (m 2587) e nella catena dei Musi a sud (m 1866). A fondo valle l’altezza è attorno ai 500-600 m. La valle, di origine glaciale, è attraversata dalle limpide acque del torrente omonimo che nasce alle falde del monte Canin e, dopo essere stato arricchito da numerosi affluenti, a Resiutta confluisce nel Fella.

Il territorio è coperto in prevalenza da ricchi boschi di faggio a sud e di pino nero a nord. A fondovalle i pianori sono utilizzati, in parte, per la coltivazione agricola (il famoso Strok / aglio di Resia presidio Slow Food, patate, fagioli, mais, …) e per la produzione di foraggio. I paesi, disseminati lungo la vallata sono: Prato (Ravanca) il capoluogo, San Giorgio (Bila), Gniva (Njïwa) con le borgate di Lischiazze (Lišćace) e Gost (Hözd), Oseacco (Osoanë), Stolvizza (Solbica), Coritis (Korïto) e Uccea (Učja) nella valle omonima. Di questi paesi solo a Stolvizza e a Coritis è possibile ammirare le tipiche case resiane costruite in pietra e caratterizzate dai ballatoi in legno che, nel resto della valle, sono andate distrutte con i terremoti del 1976.

Le caratterimalva ceciliastiche che contraddistinguono la Val Resia sono rappresentate dalle particolarità culturali uniche che si esprimono nella danza e nella musica, nelle usanze e tradizioni e nel particolare dialetto. Potrete scoprire questi interessanti aspetti durante le numerose manifestazioni riportate nel presente opuscolo. Gli abitanti di queste valli sono portatori di una cultura secolare ancora viva che con fierezza amano e difendono. Si fa risalire al VII secolo l’arrivo dei primi abitanti slavi che qui si insediarono stabilmente ed è grazie anche alla chiusura della vallata e al carattere del resiano, tenacemente attaccato alle proprie radici, che si è potuto tramandare nei secoli e far arrivare fino ai nostri giorni antiche particolarità la cui origine si perde nella notte dei tempi. Molti di questi aspetti sono stati e sono oggetto di studi da parte di numerosi studiosi italiani e stranieri. Resia è nota anche per l’antico mestiere dell’arrotino. Vi sono infatti ancora persone che lo praticano e, per la maggior parte, sono di Stolvizza.

LA VALLE DI FUOCO